La pressione alta o ipertensione è una condizione clinica, protratta nel tempo, caratterizzata da un innalzamento dei livelli pressori a riposo. Quando la pressione massima (sistolica) è maggiore o uguale a 140 mmHg e/o la minima (diastolica) è maggiore o uguale a 90 mmHg un soggetto viene definito iperteso.
La pressione sistolica è la pressione che genera la contrazione cardiaca quando deve immettere il sangue dal ventricolo sinistro nell’aorta mentre la pressione diastolica è la pressione che si genera quando si riempiono di sangue i ventricoli e il muscolo cardiaco si rilassa.
TIPI DI IPERTENSIONE
Esistono due tipi di ipertensione:
IPERTENSIONE PRIMARIA: non ha una causa specifica ed è il tipo più comune di ipertensione;
IPERTENSIONE SECONDARIA: è legata a patologie, farmaci, sostanze stupefacenti o alcol. In questo caso, eliminata la causa scatenante, si risolve anche la situazione ipertensiva.
SINTOMI DELL’IPERTENSIONE
Di solito l’ipertensione è asintomatica. Quando si sviluppano i sintomi sono aspecifici e tra questi ricordiamo:
- Mal di testa
- epistassi
- dispnea
- vertigini
- problemi visivi
FATTORI DI RISCHIO DELL’IPERTENSIONE
I fattori che predispongono all’insorgenza dell’ipertensione sono:
- Familiarità
- sedentarietà
- fumo di sigaretta
- età e sesso
- diabete
- sovrappeso
- stress
COMPLICANZE DELL’IPERTENSIONE
L’ipertensione è una condizione clinica, non una malattia, che se non curata adeguatamente può portare a complicanze anche abbastanza serie. Le complicanze principali si verificano a carico del sistema cardiovascolare ma anche a livello cerebrale. È già noto da tempo che la pressione alta influisce negativamente sulle funzioni cognitive ed è quindi coinvolta nello sviluppo di demenza.
Oggi però si può aggiungere un nuovo tassello a queste informazioni.
Un recente studio, pubblicato sullo European Heart Journal, ha identificato le zone danneggiate dall’ipertensione usando una combinazione di risonanze magnetiche, analisi genetiche e una tecnica chiamata “randomizzazione mendeliana” usata per comprendere se vi sia un nesso causa-effetto, ovvero se l’ipertensione possa o meno essere la causa del danneggiamento cerebrale.
I risultati hanno dimostrato che l’aumento della pressione sanguigna è correlato all’alterazione di ben nove aree cerebrali e al declino cognitivo. Tra le aree vi sono il nucleo putamen, un piccolo nucleo implicato in funzioni motorie e di apprendimento e alcune zone di materia bianca in particolare la radiazione talamica anteriore coinvolta nella pianificazione di compiti semplici o complessi, la corona radiata anteriore e l’arto anteriore della capsula interna coinvolte nei processi decisionali e nella gestione delle emozioni.
Con i cambiamenti di queste aree anche l’integrità del cervello si modifica in quanto si riduce il volume cerebrale e si riducono le connessioni tra le varie parti del cervello.
In base ai risultati di questo studio i ricercatori sono concordi nell’affermare che studiando a fondo queste aree si potrebbe, in un futuro, capire in tempo chi tra i pazienti ipertesi svilupperà demenza e perdita di memoria riuscendo così a sviluppare terapie mirate a prevenire il declino cognitivo nei pazienti più a rischio.
A presto con un nuovo articolo!
Dott.ssa Chiara Caridi
