Che mangiare troppo spesso frittura non fosse salutare lo sapevamo tutti, quello che forse non sapevamo è che il suo consumo abituale può provocare ansia e depressione.

I cibi fritti non solo sono deliziosi per il nostro palato ma presentano  un elevato contenuto calorico, anche per via del loro metodo di cottura, essendo infatti immersi nell’olio.

Questo processo di cottura riduce il contenuto di nutrienti nei cibi e può aumentare quello dei grassi saturi e di sale. Non sorprende quindi che un consumo regolare di cibi fritti comporti:

  • un aumento di peso, associato ad un elevato rischio di obesità, diabete, e altre malattie ad esso correlate;
  • malattie cardiache, legate ad elevati livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue;
  • i cibi fritti sono inoltre difficili da digerire, soprattutto se consumati in elevate quantità, e possono provocare bruciore di stomaco, acidità, gas e diarrea.

Ciò che sorprende, e che fino a qualche settimana fa ignoravamo, è l’impatto notevole che un consumo frequente di cibi fritti ha sulla nostra salute mentale.

LO STUDIO

Come accennato all’inizio, secondo uno studio condotto dall’Università di Zhejiang in Cina, su una popolazione di 140.728 persone, mangiare troppa frittura, in particolare patatine fritte, porterebbe all’insorgenza di ansia e disturbi depressivi, aumentando il rischio rispettivamente del 12% e del 7%. A rischiare di più sono i consumatori di sesso maschile e i consumatori più giovani.

Responsabile di questo è l’acrilammide, che si forma naturalmente negli alimenti amidacei durante la cottura ad alte temperature come frittura, cottura al forno e alla griglia. Il processo chimico che porta alla formazione di questo sottoprodotto del processo di frittura è noto come “reazione di Maillard”, che conferisce al cibo quel tipico aspetto bruno e sapore di abbrustolito che lo rende più gustoso.

Studi approfonditi hanno evidenziato che l’acrilammide è in grado di ridurre l’espressione di un gene che regola la permeabilità della barriera emato-encefalica. I risultati ottenuti in laboratorio hanno dimostrato che l’esposizione cronica all’acrilammide contribuisce alla formazione di radicali liberi, che causano stress ossidativo,  partecipando alla genesi di ansia e depressione. Essa modifica la struttura lipidica delle membrane cerebrali, induce disturbi del metabolismo dei fosfolipidi e sfingolipidi, i quali svolgono un ruolo importante nello sviluppo di sintomi ansiosi e depressivi, l’acrilammide inoltre aumenta notevolmente i marcatori della perossidazione lipidica e regola l’espressione dei mediatori lipidici proinfiammatori, il cui aumento è indice di un processo di neuroinfiammazione.  

CONCLUSIONI

Alla luce di tutto ciò, è ancora più chiaro che spesso buono o gustoso non sempre è sinonimo di salutare, anzi.  Gli antiossidanti presenti nelle verdure a foglia scura, nei frutti di bosco e nei legumi, proteggono il nostro cervello, questo però non vuol dire che anche se si mangia verdura, la frittura è un alimento da consumare tutti i giorni, anzi, come abbiamo appena visto, è molto importante ridurre al minimo il consumo di alimenti fritti. E’ quindi fondamentale seguire un’adeguata alimentazione non solo per il nostro benessere fisico ma anche per quello psicofisico.

Ricerche come questa sono fondamentali per capire appieno il complesso funzionamento del nostro organismo. Il legame tra cibo, corpo e mente è sempre più evidente, e per il benessere dell’uno non si può prescindere dal benessere dell’altro. Va bene concentrarsi su quello che fa male al corpo, ma concentriamoci anche su quello che fa bene al cervello.

” Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si ha mangiato bene”

(Virginia Woolf)

Dott. Andrea Liguori